Arrivare a Entebbe e scoprire, dopo aver temuto che qualche malintenzionatoavesse rubato il tuo bagaglio a mano e aver allertato e messo in ricerca tutto il personale di bordo,che il bagaglio a mano era in realtà stato preso dalla tua cara amica e compagna di viaggio non ha prezzo…come non ha prezzo vedere la tua amica ricorrere sull’aereo parcheggiato in mezzo alla pista per spiegare agli increduli steward che non solo il bagaglio non era stato rubato ma che il suo era ancora a bordo e andava recuperato prima che il volo partisse inesorabilmente per Istanbul!
Quando ci si mette in viaggio bisognerebbe dare per scontati gli imprevisti e accettarli prima ma questo è impossibile perché non sarebbero imprevisti e non ci sarebbe mai viaggio! La contea è alle spalle… il mondo ci attende!Il viaggio in pullman da Kampala a Gulu è lungo e permette di assaporare stralci di vita quotidiana che per una mattina diventano anche nostri. Il mio amico ugandese Geoffrey mi ha spiegato che tante di quelle case che si vedono ammassate lungo la strada del tragitto sono state costruite li in fretta per scappare dalla guerra nel nord…quante cose non si sanno e non si sapranno mai dei posti in cui passiamo per un attimo e che pensiamo di aver squadrato con uno sguardo. Il pullman è lento, si ferma, soste per vendere cibo ai passeggeri o strane pomate dagli effetti incredibili (esempio: la pomata per diventare belli), soste per i cantieri, per caricare qualche pezzo di tubo o pacco di carta e galline che si aggirano tra i piedi di alcuni (urlanti) compagni di viaggio che stavano ancora assaporando la gioia della cabin bag ritrovata.
Ma il pullman non si ferma e come l’elefante simbolo degli acholi giunge a destinazione spinto dalla certezza della lentezza e dell’arrivo a casa. “Welcome home!” mi hanno detto tanti amici oggi… Non ha prezzo essere accolti così.