Quando torno da questi viaggi provo frustrazione nel tentativo di rispondere alla domanda: “com’è andata a Gulu? Com’è andata in Africa?” Non riesco a rispondere se non con le solite banalità. E’ sempre faticoso far capire il perché vorrei tornare in un posto in cui apparentemente non c’è nulla di paradisiaco o particolarmente rilassante. Quando arrivi a Gulu tutto ti viene da fare tranne che rimanere con le mani in mano. Ma che ferie sono? Come faccio a spiegare che le vacanze più belle che ho fatto sono in luoghi come questi senza scadere nel “buonismo”?
La definiscono una sindrome molto comune che colpisce quasi tutti coloro che hanno visitato l’Africa. Un mix di nostalgia e incapacità di riadattarsi ai ritmi occidentali, un senso di inadeguatezza nel riprendere il proprio stile di vita. C’è chi dice che sia l’attrazione per una natura vergine, incontaminata, vera, primordiale e chi invece dichiara che sia l’Africa degli uomini. C’è chi dice che sia simile ad una profonda nostalgia per una civiltà perduta.
Io penso che Mal d’Africa sia entrambe le cose: nostalgia di qualcosa che non si è vissuto ma da cui proveniamo. Il ritorno alle origini, i ritmi, le incognite, i panorami. La natura toglie e dona alle persone che vivono questa terra, creando un legame ancestrale con le origini di ognuno di noi. Ci ricorda che siamo uomini, ci ricorda che siamo umani, ci ricorda che siamo piccoli e che da soli non siamo nulla. Avvicinarsi alla vita dei nostri avi ci muove qualcosa dentro che ci crea nostalgia. Una nostalgia che va oltre il ricordo, la fotografia, l’emozione. E’ una nostalgia che ci ricorda da dove proveniamo.
Così, quando mi chiedono “come è andata laggiù a Gulu?” Risponderò: “Parti! Io ci tornerei ancora e ancora e ancora, al ritorno cercherai altri che come te sono stati per poter parlare di cosa significa stare anche solo 20 giorni tra la gente e le strade di Gulu, per una volta mi risparmierai la fatica di spiegare quanto è bello. Basterà dirti che è andata benissimo e capirai che dietro a quel “benissimo” c’è qualcosa di esageratamente più grande ed emozionante“. L’Uganda. L’Africa. Buon viaggio!

 

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