Cerchiamo di entrare nel mondo delle persone che incontriamo, cercando di evitare l’assistenzialismo che ostacola la crescita e il miglioramento collettivo. Vogliamo affiancare a piccoli progetti la conoscenza e la formazione: strumenti propulsivi per il miglioramento delle condizioni di vita anche di coloro che non beneficiano direttamente del progetto.

Dal primo viaggio a Gulu abbiamo capito e condiviso che l’eco di altisonanti programmi filantropici e mega opere di sanificazione sociale, politica, alimentare e sanitaria di super organizzazioni mondiali, spesso si scontrano con la realtà. Una realtà in cui invece servono interventi piccoli, realizzabili, concreti, sostenibili, ripetibili dal vicino di capanna, e ancora dal vicino dopo, dall’agricoltore al professore fino all’apicoltore e l’infermiere. Uno sviluppo virale che parte dal basso deve essere l’obiettivo, il motore del cambiamento. Si parte dalle capanne, o attorno a un fuoco, ancora una volta si parte dalla gente, con la gente, dai loro racconti e dai loro bisogni quotidiani.

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