Quando parliamo di Uganda parliamo di un Paese che dal punto di vista naturalistico e biodiversità è un paradiso terrestre, caratterizzato dalla presenza di numerosi laghi, fiumi (il più importante dei quali è il Nilo bianco), foreste equatoriali e savane. Nella parte meridionale è attraversato dall’Equatore. La superficie complessiva è pari a 241.038 km², 36.330 dei quali sono acque interne. Winston Churchill definì l’Uganda la “Perla d’Africa”.

Per descrivervi dove si svolgerà il viaggio non basta dirvi che Gulu è la seconda città dell’Uganda, per popolazione, contando circa 150.000 abitanti. Nella speranza di non dilungarci troppo vorremmo descrivervi il contesto su cui ci affacciamo.
Per 20 anni l’Uganda settentrionale è stata al centro di una delle più terribili guerre civili dell’Africa. L’esercito ribelle (LRA – Lord’s Resistance Army) guidato da Joseph Kony ha seminato il terrore tra la popolazione civile lasciando gravi ferite sociali. Nonostante i vari tentativi di negoziazione per la fine delle ostilità, una vera condizione di pace non è mai stata firmata.

Migliaia di bambini furono rapiti e arruolati con la forza. Il Nord Uganda è tornato alla calma ma la ricostruzione non è facile e la popolazione degli Acholi sopravvissuta alle violenze e alle terribili condizioni dei campi profughi vive ancora oggi grandi difficoltà.
Al termine della guerra i più deboli e vulnerabili rimangono esclusi dai tentativi di ripresa sociale: anziani, malati di AIDS e in cima alla lista, ancora una volta, ci sono i bambini rimasti orfani o traumatizzati dalla guerra. I cosiddetti Bambini Capofamiglia sono un fenomeno dilagante nel contesto culturale ugandese.
Si tratta di bambini che, essendo orfani oppure con i genitori gravemente malati, devono provvedere quotidianamente a loro stessi e ai propri fratelli.
Il Nord Uganda risponde alla mattanza della vergognosa guerra civile durata due decenni con un alto tasso di nascite, che unendosi ai più giovani sopravvissuti conta una percentuale sul totale della popolazione di 40% di persone con meno di 12 anni. Una terra occupata in ogni suo angolo da così tanti bambini significa per molti una volontà di rinascita e un sogno di speranza.

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